Edoardo Leo e Claudia Gerini tornano al cinema e la vera sorpresa è alla regia.
Marco Bonini torna dietro la macchina da presa e lo fa con un progetto che sembra cucito su misura per scardinare le consuetudini del melodramma sentimentale: Se ami qualcuno dillo, adattamento cinematografico del suo stesso romanzo. Al centro di questo racconto non c'è solamente la firma del regista, volto familiare delle fiction Rai (Cuori in primis), ma una coppia capace di catalizzare tensione emotiva e ironia corrosiva: Edoardo Leo e Claudia Gerini.
Il film trova il suo baricentro proprio nella dinamica tra i due protagonisti Sergio e Gabriella. Leo incarna un uomo che ha costruito la propria identità su un fragile equilibrio di egoismo e rimozione affettiva, mentre Gerini dà corpo e voce a una donna che sembra aver esaurito la pazienza, ma non del tutto la capacità di sentire. Il loro rapporto non è mai lineare, ma è un campo minato di silenzi, sospetti e ferite sedimentate, pronto a esplodere nel momento più inaspettato. L'innesco narrativo è quasi paradossale: Sergio viene sorpreso durante un tradimento e, come se il corpo decidesse di sabotare definitivamente le sue ambiguità, è colto da un malore che lo getta in coma.
Il film da qui devia verso territori meno prevedibili. In una sala d'attesa sospesa nel tempo si incontrano figure che condividono un legame con lui, ma soprattutto un conto in sospeso: Gabriella, l'ex moglie Alba e il figlio Giulio. Un mosaico incrinato, tutt'altro che un rassicurante rifugio. Lo scarto arriva con il risveglio. Sergio torna alla coscienza, ma qualcosa è cambiato: è come se la memoria emotiva fosse ormai azzerata. Sembra un bimbo intrappolato nel corpo di un adulto: questa riflessione serve a Bonini per rappresentare qualcosa di importante sull'identità e la possibilità di ricominciare.

