Boom su Netflix, quasi meglio della serie su Corona: 6 episodi tratti dal romanzo che ha stregato il mondo intero

La seconda serie più vista del giorno su Netflix raggiunge Fabrizio Corona: La sua verità è la visione da non lasciarsi scappare.

Uno dei casi più chiacchierati del momento per quanto riguarda l'universo dello streaming. La miniserie thriller di Netflix La sua verità è tratta dal romanzo di Alice Feeney e ha scalato la classifica della popolare piattaforma raggiungendo in poche re il secondo posto. La supera solamente Fabrizio Corona con Io sono notizia, docu-serie evento dedicata al re dei paparazzi e alla sua vita fatta di eccessi, cadute e risalite. Un risultato a dir poco sorprendente: qui non si parla di gossip e cronaca, ma è una storia cupa e tesa, a tratti profondamente disturbante. Sei episodi bastano per condurre lo spettatore in un loop fatto di ansie e incertezze: la trama mette infatti tutto in discussione. Sembra quasi di essersi persi arrivati a un certo punto della storia.

La protagonista è Anna Andrews, una giornalista televisiva affermata che torna nella piccola cittadina della Georgia dove è cresciuta per seguire un caso inquietante di cronaca nera. La vittima è Rachel Hopkins, che viene trovata morta in un bosco colpita da decine di coltellate. Un omicidio che scuote la piccola comunità e che riapre delle ferite che non si sono mai del tutto rimarginate. L'indagine è guidata da Jack Harper, un detective esperto, ma profondamente instabile. Una sfumatura che aggiunge ulteriore tridimensionalità alla trama, è che l'uomo è anche l'ex marito di Anna. Un ritorno che rende la trama un campo minato di rancori, colpe e silenzi: entrambi finiranno infatti sotto i riflettori, non solo come comparse, ma addirittura come possibili sospettati.

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Una scena da La sua verità su Netflix

La sua verità: i punti di forza della seconda serie più vista su Netflix oggi

La serie costruisce la tensione attraverso un doppio punto di vista dichiarato fin dal titolo: due versioni dei fatti, due memorie che non combaciano, due verità che si respingono. Ogni episodio aggiunge un tassello, ma invece di chiarire, complica il tutto. Lo spettatore si sente coinvolto, quasi manipolato, costretto a scegliere da che parte stare per poi scoprire di aver sbagliato. Gran parte del merito va alle interpretazioni. Tessa Thompson dà ad Anna una fragilità nervosa che rende impossibile fidarsi completamente di lei. Jon Bernthal porta in scena un Jack logorato, pieno di rabbia trattenuta e senso di colpa. La loro alchimia non cerca mai il conforto, ma alimenta un disagio costante che rende la visione intensa e, a tratti, scomoda.

Il successo su Netflix nasce anche da questo: La sua verità non rilassa, non consola, non offre certezze. Dopo Io sono notizia, che ha attirato per voyeurismo e realtà, questa serie conquista perché lascia addosso una sensazione precisa: il dubbio. Quando finiscono i titoli di coda, resta la voglia di parlare, discutere, rivedere alcune scene per capire cosa sia davvero successo. Non è una serie rivoluzionaria, ma è una serie che colpisce nel punto giusto. Ed è esattamente ciò che oggi il pubblico sembra cercare.

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