Oggi, le serie turche, o dizi, sono diventate il nuovo centro del palinsesto italiano - soprattutto quello della televisione commerciale. Tutto è iniziato con un volto, quello di Can Yaman. L'attore di Bitter Sweet e DayDreamer ha aperto una porta che nessuno è più riuscito a chiudere.
Ma ridurre tutto a Can Yaman sarebbe un errore imperdonabile. Dietro il fenomeno di Mediaset e Canale 5 si nasconde una strategia precisa. Titoli come Terra Amara, Endless Love e Tradimento e hanno dominato i palinsesti (e continuano ad essere consumate largamente in streaming). Anche Netflix ha ceduto al fascino turco con produzioni originali come Ambizione, Mezarlik e Kubra. Il pubblico italiano non guarda semplicemente queste storie, le vuole.
Qual è la vera forza di queste produzioni? La risposta risiede in un mix perfetto di sentimenti essenziali e narrazione moderna. Le serie turche recuperano il gusto del melodramma classico portando sullo schermo amori impossibili, tradimenti feroci e legami familiari indissolubili, alla maniera shakespeariana. Attori come Demet Özdemir, İbrahim Çelikkol e Kıvanç Tatlıtuğ sono diventati volti familiari per milioni di spettatori. Le dizi fanno sognare con ambientazioni mozzafiato, musica ricca di pathos e inquadrature curate. Da Io sono Farah a La forza di una donna (che sta regalando tanti drammi), il filo conduttore resta il fatto che spettatore italiano si riconosce in quei valori tradizionali messi spesso da parte dalla modernità.

Il segreto del successo: perché le serie turche curano l'anima degli spettatori (non c'entra Can Yaman)
Esiste un segreto inconfessabile nel successo di queste serie: il tempo. Le serie turche hanno il coraggio di essere lente a tratti. In un mondo televisivo e cinematografico veloce, la Turchia costringe a prendersi un tempo per riflettere su ciò che stiamo guardando. Uno sguardo tra due amanti, ad esempio, può durare mezza puntata praticamente. Invece, una tensione silenziosa tra due rivali può occupare anche un intero episodio. Lo spettatore entra in uno stato di ipnosi narrativa. Oltre alla curiosità di sapere "come va a finire", c'è la voglia di restare in quel mondo. Serie come Forbidden Fruit fanno proprio questo mescolando il glamour dei ricchi di Istanbul con il dolore più forte di chi è meno abbiente. È un contrasto che regge bene e rende il prodotto super popolare.
Da notare che la Turchia è oggi il secondo esportatore mondiale di contenuti dopo gli Stati Uniti. Questo dato fa riflettere: entrambi i Paesi dominanti nel settore hanno capito che le persone vogliono sola e semplice umanità. Le serie turche parlano di madri coraggiose, di padri autoritari e di destini difficili. Sono temi universali che valgono tanto in Italia, quanto altrove, anche se nella nostra nazione così legata alle tradizioni, trovano ancora più appiglio. In quasi tutte le dizi non manca poi il thriller che rende il tutto non più solo "soap da casalinghe", ma televisione di alta qualità che sfida persino le fiction Rai più amate. Il legame tra Italia e Turchia è destinato a rafforzarsi. Si vedono sempre più attori turchi recitare in italiano e viceversa, per non parlare di Can Yaman, che ormai ha conquistato anche la Rai con il Sandokan. Il confine fra le due industrie, insomma, sta diminuendo sempre di più.
