Anna Foglietta, il volto che racconta la verità più scomoda di Roma nel film Il contagio.
C’è un momento, in Il contagio, in cui Anna Foglietta non dice nulla, ma il suo sguardo basta. In quella pausa carica di dolore e consapevolezza si concentra tutta la potenza del suo personaggio, Chiara, una donna ferita e lucida, intrappolata in una vita che non ha scelto fino in fondo. È proprio da questo silenzio che si comprende la grandezza della sua interpretazione: una recitazione che non cerca l’effetto, ma la verità. Il film, diretto da Matteo Botrugno e Daniele Coluccini, tratto dal romanzo di Walter Siti, è un viaggio dentro la periferia romana, quella vera, dove le finestre non si aprono mai del tutto e la speranza ha il sapore della rassegnazione. È un racconto di vite incrociate, corrose da corruzione, violenza e sopravvivenza, in cui ogni personaggio sembra lottare contro un contagio invisibile: quello del compromesso morale.
Chiara non è un’eroina e non è nemmeno una vittima. È una donna che cammina in equilibrio tra il bisogno e la dignità, tra il desiderio di riscatto e la paura di perdere tutto.
Anna Foglietta le regala corpo e anima, costruendo un personaggio pieno di contraddizioni ma sempre vero. La sua interpretazione evita qualsiasi forma di melodramma, affidandosi invece alla sottrazione, alla misura, al peso di ogni sguardo e di ogni silenzio. Ogni gesto di Chiara racconta una storia: quella di chi vive ai margini di una città che si finge eterna, ma dentro è marcia. Foglietta riesce a far emergere la complessità emotiva di una donna che non urla, ma resiste. E lo fa con una forza quasi fisica, trattenuta ma palpabile.
Una Roma nuda e dolente come non si era mai vista: immensa Anna Foglietta
Il contagio è anche un film su Roma, ma non quella delle cartoline. È la città dei condomini grigi, dei salotti corrotti, dei sogni spezzati. La fotografia asciutta accompagna il lavoro degli attori e amplifica il senso di disincanto. In questo scenario, la performance di Anna Foglietta emerge come una lama che incide il reale, restituendo al pubblico una verità scomoda ma necessaria. La sua Chiara diventa così un simbolo: non solo della periferia, ma di una generazione intera che ha imparato a convivere con le proprie ferite senza smettere di cercare la luce.

È una recitazione di grande intensità emotiva, capace di far sentire il battito della vita anche nei momenti più bui. La stampa ha elogiato Anna Foglietta per la capacità di interpretare il dolore senza mai spettacolarizzarlo. “Dolente e misurata”, hanno scritto alcuni critici, sottolineando come il suo lavoro riesca a dare autenticità a un film che vive di tensione morale più che di azione. In un cast corale, la sua presenza brilla per equilibrio e profondità, trasformando Il contagio in un’opera che parla di tutti noi.
