Mercoledì 9 luglio, in seconda serata su Rai 1, arriva un film che non ti aspetti. Un documentario che scuote il cuore e apre gli occhi: "Posso entrare? An ode to Naples".
Dietro la macchina da presa troviamo Trudie Styler. Regista britannica, attrice e produttrice, nota anche per essere la compagna di Sting. Ma qui c'è molto di più. Napoli, la città più raccontata e tradita del cinema italiano, torna protagonista. Ma questa volta con una voce diversa. Più vera. Più umana. Styler ha vissuto quasi due anni tra i vicoli, le piazze e le case di Napoli. Durante la pandemia, ha bussato alle porte dei napoletani chiedendo semplicemente: "Posso entrare?" Nasce così un viaggio tra le contraddizioni della città. Luce e ombra, resilienza e dolore, arte e criminalità. Tutto convive, tutto sorprende.
Incontriamo il parroco rivoluzionario Don Antonio Loffredo, che nel Rione Sanità trasforma la cultura in salvezza. Francesco Di Leva, attore e fondatore del Teatro NEST, che lotta per offrire un futuro ai ragazzi del quartiere. Non mancano voci già note: Roberto Saviano, Jorit e Clementino. Lo scrittore, il muralista, il rapper. Tutti con Napoli nel cuore, tutti pronti a raccontarne le ferite e i sogni. Accanto a loro, donne, artigiani, giovani e anziani. Una folla invisibile che diventa protagonista. Senza filtri.
Il documentario è stato premiato come miglior documentario al Capri, Hollywood e ha vinto il Globo d'Oro. È stato presentato alla Festa del Cinema di Roma e al MoMA di New York. Un successo internazionale per un racconto tutto italiano. E poi la musica. Una performance speciale di Sting, pensata proprio per questo viaggio tra le mille anime di Napoli. E le immagini d'archivio che legano il presente al passato, dai giorni del Fascismo alla Resistenza.

Su Rai 1 un viaggio che cambia il cinema italiano: perché guardarlo e cosa ha lasciato
"Posso entrare? An ode to Naples" non è solo un documentario. È un modo nuovo di raccontare le città. Parte dalle persone, non dai luoghi comuni. Da quando è stato presentato, il film ha ispirato registi italiani e stranieri. Napoli non è più solo folklore o cronaca nera. È una città viva, che genera cultura e cambiamento. Lo hanno capito anche i nuovi documentaristi italiani. Sempre più spesso scelgono di raccontare i quartieri e le periferie dal basso. Dando voce a chi vive e resiste ogni giorno. Il titolo stesso è una dichiarazione d'intenti. Ispirato a una poesia di Percy Bysshe Shelley, che nel XIX secolo celebrava la libertà e la bellezza di Napoli. Styler ha saputo fondere poesia e realtà. Ha vissuto la città nei suoi giorni più difficili, durante la pandemia. Ha raccontato la paura, ma anche la forza di chi non si arrende.
In un'epoca in cui il documentario è spesso freddo e didascalico, questo film emoziona e coinvolge. Non giudica, ascolta. Non spiega, mostra. Per chi ama Napoli, è un viaggio imperdibile. Per chi non la conosce, è un'occasione unica per guardarla senza pregiudizi. Il pubblico italiano avrà finalmente l'occasione di vederlo in chiaro, in prima visione su Rai 1. Un gesto importante, che porta la cultura nelle case di tutti.
In un'estate dominata da fiction leggere e varietà, questo documentario accende una luce diversa. Quella che illumina la realtà, senza paura. Mercoledì 9 luglio potrebbe essere il giorno in cui molti spettatori scopriranno una Napoli nuova. O forse, più semplicemente, la Napoli vera. Un film che rimane dentro. Come una domanda che non ha risposta. Posso entrare?
