Biagio Manna, dal sogno di un bambino al film di Sorrentino: "Perché ho scelto di recitare"

biagio manna esclusiva

Abbiamo intervistato intervistato Biagio Manna, uno dei volti della fiction Rai Mare Fuori. Anche nella quarta stagione lo abbiamo visto tra i protagonisti e ha regalato ai telespettatori momenti di divertimento, ma anche di profonda riflessione. Biagio è stato anche tra i protagonisti del film di Paolo Sorrentino, E’ stata la mano di Dio

Abbiamo intervistato in esclusiva Biagio Manna che nella fiction Rai Mare Fuori interpreta il saggio e al contempo simpatico pizzaiolo Tonino. Non solo, lo ricorderete anche per il ruolo di Armando nel film di Paolo Sorrentino, E’ stata la mano di Dio. I telespettatori, poi, hanno anche avuto modo di vederlo nel ruolo di Don Giacomo in La vita bugiarda degli adulti, tratta dal romanzo di Elena Ferrante. Qualsiasi personaggio interpreta Biagio Manna, riesce sempre nel suo intento: dare vita a ruoli sempre diversi capaci di portare verità sul grande, ma anche sul piccolo schermo.

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Biagio Manna nei panni di Tonino in Mare Fuori 4

Biagio Manna in esclusiva: "Da bambino cercavo un modo per esprimermi" 

Com'è nata la tua passione per la recitazione?

"La mia passione per la recitazione è nata dal fatto che io, da piccolo, ero balbuziente. Volevo esprimermi in qualche modo, ma non riuscivo a parlare. Volevo a tutti i costi trovare un canale per potermi esprimere, ma non riuscivo. Un giorno, mi sono trovato a vedere delle persone su un palco. All'epoca, da piccoli, ci intrufolavamo nei teatri. C'erano dei pompieri che ci facevano entrare gratis nei teatri dalle porte di emergenza. Eravamo i cosiddetti 'scugnizzi' dei Quartieri Spagnoli. Guardando quegli attori recitare sul palco, ho sognato di poter essere uno di loro. Ho capito che era così che volevo esprimermi. Per me è stata dura, ho dovuto fare 8 anni di logopedia. La prima volta che sono salito su un palco è stato durante uno spettacolo teatrale delle elementari. Quando ero piccolo mi facevano fare sempre il coro perché quando una persona ha la balbuzie e canta, questa sparisce".

"La prima volta sul palco e come ho capito di voler recitare"

"Un giorno ho visto un quadro di Colapesce e lo ruppi. Era molto importante per il primo atto, ma nel tempo che lo ricomponevano per realizzare il primo atto, si trattava di una mezz'ora circa, realizzai che avrei dovuto aprire il sipario e intrattenere il pubblico. Io, prima, raccontavo barzellette in stile Totò o Luisa Conte, ossia canticchiando. Quando finì quello spettacolo, le persone mi dissero che avrebbero voluto vedere altro. Da lì capii che la gente mi voleva vedere sul palco come attore. Quando si ha un problema come la balbuzie, ma anche per esempio l'essere introversi, scopri che quelli sono solo un modo per scavarti dentro, per trovare dentro di te le risposte. Se non avessi avuto la balbuzie, non avrei scoperto il modo in cui mi sarei voluto esprimere, ossia la recitazione. Se guardiamo i traumi con un occhio distaccato, ci rendiamo conto che alla fine è un dono. Io ringrazio di aver avuto certi problemi perché mi hanno fatto diventare quello che io sono adesso, sotto mia deduzione. Alla fine, noi siamo l'accumulo di tutte le esperienze fatte, ma anche spirito che decide quello che vuole. Se ci distacchiamo, capiamo come farne buon uso".

Il ruolo della famiglia nella carriera da attore 

La tua famiglia ti ha aiutato fin da subito a realizzare il tuo sogno di recitare?

"No, la mia famiglia mai. Ho imparato col tempo che le prime persone che ti remeranno contro sono proprio i familiari. Non lo fanno per cattiveria, ma solo perché il loro universo non combacia con il tuo. Lo stesso vale anche per gli amici. Nessuno può entrare nella mente dell'altro e capire che cosa sta pensando. Ogni persona, alla fine è un'entità e prova cose diverse. Alla fine le nostre scelte non possono piacere a tutti. Magari le scelte che ti consigliano di prendere sono dettate da quelle che avrebbero voluto prendere loro ma che poi non hanno intrapreso. Magari è dettato anche dal fatto di voler vedere quel loro desiderio realizzarsi in te, ma tu non sei lui e non hai quel sogno".

"Perché Paolo Sorrentino mi ha scelto per il ruolo di Armando"

Sei stato protagonista di E’ stata la mano di Dio di Paolo Sorrentino e hai colpito gran parte del pubblico. Perché secondo te il regista ha scelto te e come lo ha fatto?

"Paolo penso che mi abbia scelto perché io ho portato una verità, ho portato una napoletanità che magari gli ha ricordato le impressioni che gli aveva dato quella persona che ha conosciuto in vita. Come se io fossi stato capace di vedere l'essenza della persona che lui stesso aveva conosciuto".

Quindi, il personaggio di Armando è realmente esistito e ha avuto un ruolo nella sua vita?

"Penso di sì. Io questo non l'ho mai chiesto perché quando si conosce la persona reale e si tenta di imitarla si finisce per diventare grotteschi. Non so se esiste, ma anche se non esistesse c'è lo stesso perché era nella sua immaginazione".

"Paolo Sorrentino ha una grande giovinezza mentale"

Com'è Paolo Sorrentino, cosa ti ha dato?

"Ti lascia liberà di espressione e non ti mette assolutamente soggezione. Paolo ha una grande giovinezza mentale, questa è una delle cose di lui che più mi ha colpito. Ha una grande capacità di regalarti più l'esperienza che la trama. In quel film alla fine non c'è una trama, ma una vera e propria esperienza da vivere".

Credi che da quel momento in poi ci sia stata una svolta nella tua vita?

"Sono cambiati i miei punti di vista, ma non realmente il lavoro che ho sempre fatto. Prima lavoravo più di speranza che di determinazione, alla fine ho abbandonato la speranza e sono diventato più determinato. Ho capito che lavorare con un grande regista mi ha dato modo di crescere realmente e di capire che cosa va cambiato. Non mi sono mai vergognato di quello che facevo prima. Ho venduto il cocco sulle spiagge, ho accudito mia nonna, ho venduto i volantini, ho fatto consegne a domicilio di frutta e verdure alle persone anziane. L'attore nasce attore, ma lo è dentro di sé. Essere un attore è come coltivare la propria anima".

Ti è rimasto qualcosa del personaggio di Armando?

"L'attore riesce ad aprire un bagaglio nei sentimenti e nelle espressioni, come mettere i vestiti. Però in questo caso bisogna essere più bravi perché non si tratta di una cosa esterna, ma interna. Mi è rimasto, alla fine che io sono sempre lo stesso, ho fatto uscire un lato di me che già esisteva e l'ho messa in pratica. Ho indossato solo quel personaggio, tu non puoi scindere da te, tu sei te. Al massimo puoi toccare quelle corde che si avvicinano a quelle di un personaggio".

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Biagio Manna nei panni di Armando in È stata la mano di Dio
di Paolo Sorrentino

"I personaggi che interpreto devono mandare un messaggio"

C'è un ruolo in particolare che ti piacerebbe interpretare?

"Non si tratta di personaggi, ma di cosa posso regalare al pubblico. Il personaggio che io voglio interpretare deve avere un'etica. Se devo dare un messaggio al pubblico deve essere chiaro e devo avere anche l'opportunità di poterlo modificare in qualche modo. Alla fine, anche gli attori devono guadagnare per vivere. A me interessa sempre stare a posto con la mia coscienza, non farei mai qualcosa che non è nella mia natura, anche se questo mi porterebbe a guadagnare di più". 

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